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L’epistola a Cangrande e l’interpretazione dantesca della Commedia tra “visione” e “poesia”

di Vincenzo Crupi

Oggetto di questo lavoro è l’analisi di una lettera con cui Dante Alighieri dedica a Cangrande della Scala «la più alta cantica della Commedia che si orna del nome di Paradiso». La novità consiste nel fatto che l’autore assume la funzione di lettore e commentatore della sua stessa opera, lasciando nel lettore la precisa sensazione che Dante abbia scritto la Commedia proprio per trasmettere i contenuti di una visione reale, avuta per una straordinaria grazia divina. Il poema, così, si prospetta come l’elaborazione poetica di una esperienza mistica realmente vissuta, di una visione realmente avuta, che conferisce veridicità al viaggio oltremondano raccontato nella Commedia. La fruttuosa collaborazione tra l’esperienza del profeta e quella del poeta è il dono che Dante ha affidato soprattutto alla Epistola a Cangrande, dove l’autore offre la chiave per una più profonda comprensione della sua opera e per una più proficua lettura della Commedia.