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Antiaristotelismo e "instauratio scientiarum" nel pensiero di Tommaso Campanella

di Gianluca Gatti

La tensione verso una radicale riforma del sapere costituisce uno dei tratti dominanti della vita e dell’opera del filosofo calabrese Tommaso Campanella (1568-1639). Nella ricerca di un nuovo modus philosophandi Campanella assume come termine di confronto e di critica l’aristotelismo rinascimentale, una tradizione filosofica largamente diffusa nelle istituzioni accademiche italiane ed europee del XV e del XVI secolo. Gli ambiti del sistema aristotelico che a giudizio di Campanella provano l’inconciliabilità delle dottrine peripatetiche con la teologia cristiana sono essenzialmente tre: la teoria gnoseologica dell’informazione; la concezione psicologica dell’anima come forma del corpo; la visione teologica di un Dio concepito come Movens Immobile e, di conseguenza, privo degli attributi di Creator e di Providentia. La renovatio filosofica del frate di Stilo troverà nella Universalis philosophiae seu metaphysicarum rerum iuxta propria dogmata (1638) uno dei passaggi più “moderni” e decisivi di questo suo percorso speculativo.

 

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