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VeritÓ che illuminano tutti gli uomini. Simone Weil in dialogo con Platone

di Michel Bronzwaer

Passando in rassegna testi e miti dell’antichità, la pensatrice francese Simone Weil (1909-1943) arriva a delle conclusioni che potremmo definire provocatorie. Afferma che la filosofia di Platone non è altro che un atto d’amore verso Dio, sottolinea che il filosofo ellenico ritiene che si arrivi a Dio solo per una grazia dall’alto, e argomenta, addirittura, di poter intravedere, in certe intuizioni platoniche, delle prefigurazioni della Trinità. Come capire, dunque, l’audacia di Simone Weil nell’attribuire a Platone tali convinzioni o intuizioni? Non rischia, ella stessa, di cadere in un sincretismo oppure in un universalismo troppo facile, come si potrebbe ravvisare, per esempio, nell’approccio che segue Pico della Mirandola? Oppure è legittimo trovare nella visione weiliana un’anticipazione del Concilio Vaticano II, che riporta le nozioni dell’apologeta Giustino di “semi di verità” e “germi del Verbo”?